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Un logo pieno di significato

L’importanza di ogni simbolo
 


Il logo vuole sinteticamente presentare l’associazione attraverso la figura carismatica a cui si ispira e i valori da lei vissuti.
L’associazione prende il nome da Santa Elisabetta, figlia del re d’Ungheria e sovrana di Turingia, che era una terziaria francescana ovvero una donna, sposata e madre, con ruolo di governo, che ha scelto di vivere secondo la spiritualità francescana e la regola di vita scritta appositamente per i laici da S. Francesco.
Nel logo compaiono gli elementi che la caratterizzano nell’iconografia, dove spesso S. Elisabetta è ritratta con le insegne regali, nell’atto di offrire il pane e/o nell’aprire il mantello mostrando di avere in grembo molte rose, per ricordare un episodio della sua biografia in cui è narrato che, essendo osteggiata dai parenti nel suo portare cibo ai poveri, un giorno le è stato chiesto di aprire il mantello sotto il quale nascondeva il pane, ma miracolosamente al posto di quest’ultimo sono comparse delle bellissime rose.
Ci si può chiedere perché ispirarsi a una persona vissuta otto secoli fa e la risposta è: perché comunque i valori da lei incarnati sono ancora attuali e accessibili a tutti in ogni stato di vita.

 

Logo Associazione Elisabetta d'Ungheria

 


IL PANE: è il simbolo della carità concreta, fattiva, che si esprime attraverso servizi e gesti volti ad andare incontro ai bisogni materiali della persona, fame, sete, coprirsi, abitare, relazionarsi, che si possono rivedere anche nelle opere di misericordia corporali di cui il brano evangelico Mt 25, 31-46 resta la descrizione più significativa “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. (...) In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.”.
Ma il pane spezzato ricorda anche l’Eucaristia e cioè l’amore di Dio che per la salvezza di
di ciascuno di noi si è fatto piccolo e ha donato la sua vita fino a morire, invitandoci a fare altrettanto verso i nostri fratelli.
Le spighe inoltre, sottolineano che il buon pane che sazia è dato dal contributo personale di ciascuno unito a quello di molti altri, senza la paura di restare nascosti e di lasciarsi trasformare, macinare.


LE ROSE: sono il simbolo della carità delicata e premurosa che è attenta, oltre ai bisogni del corpo anche a quelli dell’animo umano, dello spirito, perciò spinge a farsi incontro all’altro, in qualunque condizione esso si trovi, avendo rispetto della sua dignità di figlio di Dio, della sua bellezza di immagine vivente di Dio. Questo rispetto spinge ad agire con delicatezza, mai facendo pesare l’aiuto offerto, ma dandolo con la naturalezza, la freschezza, la semplicità, la gioia con cui si dona un fiore.
Le rose sono belle, danno gioia, ma nascondono spine pungenti, anche la carità vera non è sempre solo gratificante, esige sacrificio personale, la fatica della costanza, della coerenza, del confronto con gli altri.
Le rose emanano un buon profumo e richiamano il profumo che noi cristiani siamo chiamati a spargere nel mondo “Noi siamo infatti il profumo di Cristo” (2 Cor 2,14-16)


LA CORONA: esprime la regalità e cioè il fatto di essere chiamati ad esprimere il nostro servizio alla regale e cioè comportandoci da veri figli di Dio che non fanno discriminazioni “Amate i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo; perché egli è benevolo verso gl'ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato” (Lc 6,35-38), soprattutto ricordando che Cristo mostra la sua regalità quando muore sulla croce.